Siamo Valentin, Francesco e Ricky Frank e vi diamo il benvenuto a un viaggio virtuale in un luogo dove il tempo sembra essersi fermato.
Vi presentiamo Porta d'Arce, non una semplice porta, ma uno dei monumenti medievali meglio conservati di Rieti e un autentico archivio di storia a cielo aperto.
Il Punto più Alto di Rieti
Situata nel punto più alto della città e rivolta a est, verso l'imponente profilo del Monte Terminillo, Porta d'Arce non era soltanto una struttura difensiva, ma una vera e propria dogana vitale.
Da qui, infatti, passava l'antica Via Salaria: attraverso questo arco entravano in città i carri carichi di sale e merci preziose provenienti dal Mare Adriatico.
Porta Interocrìna
Ma la storia di questa porta affonda le radici ben prima del Medioevo. In epoca romana, era conosciuta come Porta Interocrina, poiché segnava l'inizio del percorso selvaggio verso gli Appennini e l'antica Interocrium (l'attuale Antrodoco). Guardando con attenzione la sua base, potrete ancora notare gli enormi blocchi di travertino posati dai Romani oltre duemila anni fa.
Curiosamente, il nome "Arce" non deriva dalla parola "arco", bensì dal termine latino Arx, che significa acropoli o fortezza suprema, a sottolineare la sua importanza strategica.
Il suo nome non deriva dalla parola 'arco', ma dall'antica parola latina 'Arx' — la fortezza suprema.
La Trappola di Ferro
Ed essendo una fortezza, era dotata di formidabili sistemi di difesa. Se, passandoci sotto, alzate lo sguardo, noterete dei profondi tagli verticali nella pietra.
Non si tratta di decorazioni, ma dei binari lungo i quali scorreva una pesantissima saracinesca di ferro, pronta a precipitare in una frazione di secondo per bloccare il passaggio a qualsiasi nemico.
Le Cicatrici del Tempo
Abbassando invece lo sguardo verso la pavimentazione, scoprirete altre testimonianze silenziose.
I solchi profondi che segnano la pietra non sono difetti, ma vere e proprie cicatrici: sono i segni lasciati dalle ruote di legno e ferro di innumerevoli carri che, carichi di sale, sono transitati esattamente in quello stesso punto, secolo dopo secolo.
Oggi, Porta d'Arce non ha più nemici da fermare. Resta lì, immobile, come una fiera e silenziosa custode della memoria di Rieti.
Duemila anni di storia, di sale, di guerre e di pace, compressi in quelle antiche pietre calcaree che continuano, imperturbabili, a guardare verso est, verso un orizzonte che non è mai cambiato.